Conversazioni con Ralph Rugoff, il prossimo curatore della Biennale d'Arte di Venezia

May You Live in Interesting Times il titolo prescelto

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Conversazioni con Ralph Rugoff, il prossimo curatore della Biennale d'Arte di Venezia

May You Live in Interesting Times il titolo prescelto

‘L’arte imbraccia traiettorie controverse e multifocali - del resto gli esseri umani sono assai contraddittori nei loro desideri e nelle loro scelte. E permette di fare connessioni impossibili da raggiungere senza. 

L’arte è soprattutto in grado di decrittare i tempi che viviamo in molti modi differenti. E’ un veicolo per avvicinarsi alla conoscenza più che una forma di conoscenza essa stessa. Tuttavia non vedo la mia Biennale come una mostra politica, ne sono già state fatte tante: sarà un progetto totalmente nuovo, su misura per Venezia - Italia, Europa - per gli spazi espositivi che la accoglieranno e per il tipo di pubblico che la visiterà. E si dedicherà ad essere contro l’eccessiva polarizzazione’.

 

Sono alcune delle risposte che ha dato ai giornalisti durante il consueto question time che ha seguito la sua presentazione ufficiale, sì perché il curatore americano di stanza in Europa (da molti anni) Ralph Rugoff oggi ha presentato sé stesso a Venezia in qualità di curatore della prossima edizione della Biennale d’Arte, la 59ma, e ci ha anticipato il titolo: May You Live in Interesting Times che prende a prestito un anatema cinese, che pare fosse stato importato molto tempo fa da un diplomatico inglese di stanza in Asia. 

L’aggettivo ‘interessante’ è un po’ fuorviante in quanto questo ‘augurio’ ha un’accezione negativa e Rugoff ne ha sottolineato l’ambivalenza anche in merito alle distorsioni della comunicazione, al solipsismo e alla solitudine digitale che contraddistingue le interazioni sociali oggi che sono ormai stabilmente arenate al più infimo degli ipogei e, perché no, alle fake news..E ha concluso dicendo che la sua visione del significato dell’anatema è più un incitamento che una maledizione.

 

La sua Biennale che vedremo a Venezia dall’11 al 24 novembre 2019 (per il pubblico, mentre dall’8 al 10 maggio solo per la stampa) si rivolge, sin dal titolo, alla difficile storia attuale del nostro mondo, dove i recenti accadimenti - dal risorgere del fascismo in tanti stati Europei, alla Brexit, all’elezione di Trump  - sarebbero stati inimmaginabili fino a poco tempo prima ed anche poco prevedibili. Ma lo fa con un twist: creerà una esibizione che agisce prevalentemente sul piacere come motivazione ad imparare di più e di più vero sul mondo e cercherà di trasportarci in luoghi mai visti prima. 

 

Sebbene fosse prematuro per Rugoff parlare oggi più in dettaglio delle scelte curatoriali (sta ancora lavorando sulla lista di artisti), sicuramente ha specificato che May You Live in Interesting Times sarà una biennale inedita dal punto di vista della programmazione, del lavoro con gli artisti di riferimento e della decisa sottrazione delle categorie e dei generi espositivi. 

A differenza della Biennale scorsa curata da Macel, gli artisti per Rugoff saranno centrali per altri motivi, tra cui anche un deciso ruolo ‘curatoriale’ che spesso si materializza anche con …consigli di nuovi artisti da invitare.

Ovviamente, il curatore ha anche aggiunto che sa quello che non vuole, partendo proprio dalla sua esperienza di visita a Venezia delle precedenti edizioni della Biennale. 

Avendo sempre provato un senso di esaurimento, mentre era impegnato a non perdersi per Venezia e a visitare circa 30 mostre in poche ore, vorrebbe disegnare un’esibizione che lui paragona a un viaggio più che a un filo e che sia in grado di trascinare gli spettatori tra Arsenale e Giardini (i padiglioni nazionali quest’anno non avranno un tema a cui attenersi, pare).

 

Nel presentare il nuovo curatore, Paolo Baratta - sempre saldamente a capo della Fondazione Biennale SPA - fa il punto specialmente sulla grande crescita di pubblico della Biennale a 20 anni da Aperto di Szeeman (ora si viaggia sulle 650.000 presenze) e dal fatto che la kermesse artistica è sempre più una macchina del desiderio ed un ‘luogo degno di pellegrinaggio’ affermando che con questa crescita di pubblico e di reputazione si assiste anche ad una solidità economica sempre maggiore che finalmente permetterà alla Fondazione di assolvere a (quasi) tutte le spese, coprendo anche la maggior parte dei doppi costi di trasporto (di solito sono pagati dalle gallerie che si occupano poi della vendita delle opere della Biennale, che come vi abbiamo spesso raccontato rappresentano un importante salto nella vita professionale degli artisti invitati).

 

Non ci resta che attendere i primi leak sugli artisti invitati che saranno ovviamente previsti per l’anno nuovo. E di continuare a goderci Freespace (la Biennale Architettura e soprattutto i suoi Meeting on Architecture) e la prossima Biennale Teatro che si tiene dal 20 luglio al 5 agosto 2018.

 

#BiennaleArte2019

#MayYouLiveinInterestingTimes