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Basilea e oltre: temi primari tra arte, teatro, design e collezioni
data: 17-06-2015
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Intervista a Nicola Toffolini
Inventore di mondidata: 24-04-2011
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Donne senza uomini.
Installazione multimediale di Shirin Neshatdata: 01-03-2011
Cosa ci racconta il prossimo Salone del Mobile tra guerre, dazi e esplorazioni di nuovi mercati
Due nuove sezioni in fiera e un programma più modesto in città forse per questo più attraente
Torna a Milano il Salone del Mobile, dal 21 al 26 aprile prossimi. Nell’era dei dazi e della paura, della esasperazione delle guerre in Europa e lungo tutto il fourth shore meloniano, nell’era dello stritolamento delle relazioni internazionali che secolarmente esistevano per facilitare il business, si naviga a vista.
Bisognerebbe conoscere l’ecosistema dei mobilieri brianzoli per comprendere la drammaticità di una conferenza come quella di oggi pur nelle modalità ovattate con cui da anni viene svolta, il modo migliore che sento di suggerirvi è un tour che parte da Cantù e arriva nel Triveneto: per quanto poderoso, il piccolo miracolo italiano è fatto da innovative imprese familiari che hanno creato il design moderno che ha letteralmente riscritto le città e i gusti, allevato poi il design contemporaneo chiamando i migliori progettisti da ogni parte del globo ed infine l’hanno raccontato al mondo inventandosi il Salone insieme alle generazioni di manager e maestranze che le hanno tenute vive. Non è mai stato solo un marketplace, per intenderci. E si è da subito legato al valore aggiunto di Milano come destinazione.
Questi mobilieri dicono che la parola d’ordine nell’anno orribile 2026 è presidiare e contemporaneamente reagire alle turbolenze.
Il pre-consolidato 2025 che dirama Federlegno segna coraggiosamente ancora un margine positivo rispetto all’anno precedente: +1,8 di esportazioni dove quelle verso gli Usa sono state sostituite da ordini di nuovi paesi e oggi si guarda con favore ai nuovi accordi con l’India di cui però Feltrin, a capo dell’associazione di categoria tra le principali in Italia, afferma ancora di volerne capire la sostanza. E se lo dice lui…
Il motto 2026 (e beyond) è, secondo lui, leggere il futuro ed estrarre la carta vincente per restarci nel futuro. Non sembra, come leggerete sotto, fiducioso della classe politica in generale. Non l’ho mai visto così negativo, a dire il vero. Anche se i numeri della ventiseiesima edizione confortano: 36.6% degli espositori su 1900 sono dall’estero e 227 sono i grandi marchi che ritornano (o che espongono per la prima volta). EuroCucina con FTK – Technology For the Kitchen, conta 106 marchi da 17 paesi, il Salone Bagno 163 brands da 14.
I padiglioni della fiera di Rho, spiega in apertura Maria Porro, espongono in full capacity, stabilizzano le sezioni nuove e sperimentali (l’arena e il bookshop, quest’ultimo curato nuovamente da Corraini), aggiungono due nuove aree espositive.
Una è dedicata al design da collezione e all’antiquariato e si intitola Raritas (padiglioni 9-11). E l’altra al contract con due interventi: un piccolo quanto ambizioso podio sulla decorazione di interni, un piccolo salone dentro il salone, che racconta una sorta di hotel da sogno messo insieme dal francese Oscar Lucien Ono (Maison Numero 20) che firma Aurea, An Architettura Fiction.
Sicuramente l’intervento più importante e sistemico (primo di una serie) lo firma Studio OMA che cura l’incedere di un’isola dedicata al contact e alle complicate dinamiche di un settore che oggi si evolve in maniera sempre diversa ed è ben oltre l’arredo di spazi di comunità (la vera e propria sezione sarà esposta nel 2027).
Porro preannuncia, ai tempi in cui ne scrivo dopo aver assistito alla conferenza stampa il 29 gennaio, una novità in città ancora segreta insieme a Lost and Roll Romeo’s Design Week di Gianluca Vassallo sulla vita nei giorni frenetici del Salone (in prima assoluta il film sarà il 16 aprile all’Anteo, il cinema preferito dalla Presidente del Salone del Mobile).
Duecentocinquanta gli show-room degli espositori di Rho saranno anche in città dove si riconfermano attivazioni di luoghi cardine per sottolineare nuovamente quello che Salone e Federlegno desiderano fare per omaggiare Milano: valorizzare l’esistente. Dopo il Castello e la Pinacoteca sede di importanti installazioni negli scorsi anni (come dimenticare Robert Wilson?), il chiosco in piazza Scala, quest’edizione, la ventiseiesima, si aggiunge a una celebrazione delle tante architetture nascoste - che rendono Milano unica al mondo - rilette da Bianca Felicori (l’autrice ha scritto un ottimo volume per Nero Edition, Forgotten Architectures). A differenza di importanti riviste che hanno visto questa sobrietà come una sorta di sensazione di fin de siècle (che ci sta tutta considerando i conti economici e i tamburi di guerra totale), io ne traggo una ispirazione molto positiva che fa un mesh up culturale più innovativo e meno mainstream.
Nell’anno in cui ritornano i Saloni Biennali (Bagno e Cucina) è ripensata tutta la griglia espositiva.
‘Per secoli il bagno era la stanza in fondo a destra, ora è il luogo del benessere’ interviene Marco Sammicheli (Triennale) che supplisce all’impresentabile Boeri. I Saloni tornano in un momento in cui tanti cittadini, non per forza solo di megalopoli asiatiche, ripensano il layout domestico anche in piccoli spazi con la stessa cura che è il mantra alla base dei buon progettare in tutto lo sconfinato mondo del design.
Offline vi è grande attenzione alla permeabilità degli stand, alla nuova illuminotecnica meno chirurgica e più empatica.
Firmano le sezioni centrali i Leftloft mentre l’impianto espositivo di Raritas è firmato dal duo FormaFantasma che rifugge le logiche del whitecube museale come fatto in altre occasioni (anche a Milano), regala un altro allestimento riutilizzabile come ha fatto negli anni scorsi con le aree Arena e Libreria (ancora in pista), gioca sul colore e sui materiali. La luce, in questo caso, non viene da spot ma da pannelli luminosi orizzontali che donano un effetto tipico dei lightbox per celebrare un design che ha superato non solo la prova del tempo ma che aumenta il suo valore nel tempo, come ha sottolineato Annalisa Rosso che per il Salone è a capo di Raritas con il suo team. Sicuramente Raritas ferma sul nascere ulteriori esperimenti di Mi-Art sul tema dopo quelli non proprio riusciti nelle passate edizioni perché anche quest’anno le due fiere si susseguono. Tra gli espositori artisti-architetti come gli italiani Parasite 2.0, grandi nomi del collectible internazionale come la persiana e milanese d’adozione Nilufar, una importante presenza per il marmo come Bianco 67 e Brun Fine Art a capeggiare gli antiquari. Anche Salviati, Mercado Moderno e la SoftParade di Job Smeets (per un noto marchio cinese).
Online, forte degli oltre 560.000 contatti derivati dalla biglietteria proprietaria (che apre, solo online, da febbraio prossimo), il Salone perfeziona la piattaforma digital dedicata ad espositori e buyer e potenzia i tour ed i percorsi guidati per massimizzare ogni minuto anzi secondo trascorsi in fiera. E’ per capitalizzare non solo richieste e contatti ma per fare in modo che i contenuti di ogni azienda emergano al migliore dei modi dal buzz informativo attuale che copre ciò che cerchiamo con un rumore sordo di fondo, indistinguibile e nemico del buon progetto.
Torna anche il Salone Satellite n. 27, sempre al centro il suo award che dal 2010 vede la giuria presieduta da Paola Antonelli (MOMA) premiare una priorità, un’idea emergente che rappresenti le urgenze delle generazioni a venire. In questo senso il premio è innovazione e traiettoria, affermano non in sincrono ma all’unisono Antonelli e Marva Griffin, battagliera ideatrice del format, ed è strutturale. Sarà sempre questa la tensione che ama la particolare (e seguitissima) sezione: gratuita ai padiglioni 5 e 7, vede ancora una volta (siamo alla seconda edizione che ha questo volume di adesioni) 700 application di under 35, oltre a 23 scuole. Anche quest’anno primeggiano i giapponesi: quale innovazione sarà premiata anche dal mercato oltre che dalla giuria? Tema, ça va sans dire, artigianato e innovazione.
Tornando ai pre-consuntivi 2025, l’export segna un ottimo (date le circostanze) 0,4% in più sul 2024 e il consumo italiano addirittura un lusinghiero +18%, complici i bonus mobili che sono stati mantenuti e che si spera, replichino in questa difficilissima congiuntura la tenuta del banco anche se sono stati molto diluiti.
Le esportazioni sono raffreddate non solo dai dazi ma soprattutto dal continuo deprezzamento del dollaro, qualche buona sorpresa viene da un certo revamping dei mercati tedeschi ed inglesi che si riprendono da un torpore mostrato di recente perché la recessione sta mordendo malamente le locomotive europee.
Delusione, cocente dalle parole di Feltrin, vengono dall’accordo siglato da UE e Mercosur. E negativo rimane il mercato cinese che, ricorda il manager, ha due facce contemporanee: un cliente ed un concorrente.
Non crede ai dazi, Feltrin: come potrebbe? Non ritiene siano il bazooka per salvare la qualità e le regole costruttive europee dal fast design cinese, anzi. I dazi sono sempre e comunque il male assoluto ma è un fatto che da quando Pechino più di altri ha patito la mano omicida dei commerci di Trump i cinesi abbiano ancora di più intensificato la penetrazione nel mercato europeo (a tutto detrimento dei produttori locali che vengono scavalcati per ragioni di prezzo da una popolazione che deve per forza tirare la cinghia).
La chiave per uscire dal cul de sac è il controllo dei prodotti che entrano in UE: sono i benvenuti tutti quelli che rispettano completamente la rigorosa marcatura, unica salvaguardia verso i consumatori. Cita, Feltrin, una ricerca su prodotti di illuminotecnica legalmente importati in EU dalla Cina: esaminati un campione significativo erano tutti al 100% non rispondenti alle regole di qualità imposte ai produttori europei che, per rispettare questi parametri, affrontano costi in ricerca e sviluppo che ovviamente incrementano il prezzo al pubblico.
Dopo quattro anni di Saloni in Cina, I Saloni ritiene chiuso il capitolo mentre annuncia, tra i tanti appuntamenti europei, canadesi e messicani, un Salone a Riyadh proprio quest’anno dopo un evento pivotal lo scorso novembre per un numero non proprio ristretto di aziende partecipanti. Come l’evento segreto a Milano che scopriremo solo nei prossimi giorni, anche le date arabo-saudite del primo grande Salone in Oriente saranno annunciate in seguito. Perché?
Forse c’entra la grande crisi yemenita che vede contrapporsi emiratini e sauditi sull’orlo di una guerra e soprattutto il transito delle merci. Costa troppo assicurare i cargo e sperare che arrivino sani e salvi. Senza menzionare l’Iran…


