XXV edizione delle Giornate Nazionali dei Castelli: svelate le date di maggio e i primi 20 luoghi

sabato 11 e domenica 12 maggio le architetture fortificate protagoniste in tutta Italia

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18-01-2024
categorie: Architettura, Arte, Non profit,

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XXV edizione delle Giornate Nazionali dei Castelli: svelate le date di maggio e i primi 20 luoghi

sabato 11 e domenica 12 maggio le architetture fortificate protagoniste in tutta Italia

L’Istituto Italiano Castelli, onlus a carattere scientifico fondata da Piero Gazzola nel 1964, annuncia le date e le prime 20 destinazioni della XXV edizione delle Giornate Nazionali dei Castelli. Nel weekend dell’11 e 12 maggio 2024, visite guidate gratuite in 8 castelli, 8 città e borghi, 1 arcipelago, tre forti che hanno trovato una nuova vita e destinazione. 

 

Saranno successivamente annunciati online sul nuovo sito della onlus http://www.istitutoitalianocastelli.it itinerari culturali appositamente ideati dagli studiosi della onlus e ulteriori architetture fortificate che completeranno il già ricchissimo parterre di visite guidate e aperture straordinarie delle Giornate Nazionali dei Castelli 2024. 

Tutto l’anno i follower che seguono online i canali social nazionali e regionali di IIC, apprendono delle tante iniziative (tra corsi, viaggi e conferenze) e di nuove idee di visita grazie alla seguita rubrica ‘un castello al giorno’ che permette di programmare quale castello scoprire in autonomia sia in Italia che all’estero in ogni momento.

 

Il 2024 reca un anniversario speciale per questa iniziativa corale che unisce il paese senza distinzione tra grandi attrattori culturali turistici e territori meno noti: la onlus milanese compie 60 anni di attività e la speciale ricorrenza darà vita ad un altro calendario di eventi in tutte le regioni italiane dove l’Istituto ha una sede sin dalla sua nascita.

 

Le Giornate Nazionali dei Castelli offrono visite ideate ed organizzate dai volontari della onlus da nord a sud della penisola, isole comprese - per rilanciare lo studio, il valore ed il riutilizzo delle architetture fortificate italiane in ogni stato di conservazione che ogni anno, da 25 edizioni, conquista sempre più appassionati e turisti, studiosi e studenti che possono contestualizzare le architetture e la loro storia nel paesaggio e nella comunità territoriale a cui appartengono da secoli e per la quale potrebbero essere volano di una seconda opportunità di rilancio.

 

‘L’anno scorso siamo tornati ad offrire agli italiani ed ai turisti le Giornate Nazionali dei Castelli nella tradizionale data di maggio.

Abbiamo pensato di espandere le visite con siti collaterali e numerosi itinerari turistici a piedi che famiglie e turisti hanno molto gradito negli anni precedenti e riconfermato nuovamente di gradire.’ afferma l’imprenditrice siciliana Michaela Marullo Stagno D’Alcontres, presidente della onlus organizzatrice. 

‘Abbiamo inoltre, con grandissimo sforzo di tutti i nostri volontari, riaperto gli stessi siti ed altri in una seconda data delle Giornate a settembre, in concomitanza con le Giornate Europee del Patrimonio che ci ha concesso di raddoppiare il numero di visitatori in ogni sede interessata. Anche quest’anno raddoppieremo la data, sempre fiduciosi di poter contare, per la buona riuscita delle Giornate, sulla collaborazione delle amministrazioni locali, delle università, delle soprintendenze, dei mezzi di comunicazione e di tutte le associazioni con le quali abbiamo accordi nazionali tra cui l’ASI, l’UNPLI e molte altre.’

 

‘Quest’anno ricorre per noi un appuntamento importante oltre al venticinquesimo anniversario delle Giornate: l’Istituto Italiano dei Castelli, fondato a Milano da Piero Gazzola nel 1964, compie 60 anni di attività. Lo stesso anno, lo studioso e sovrintendente italiano scrisse la Carta Internazionale del Restauro dei Monumenti, nota anche come Carta di Venezia, di cui ricorre del pari l’anniversario. Le celebrazioni per festeggiare il 60mo anniversario dell’Istituto saranno a cura delle singole sezioni regionali e si organizzeranno in coincidenza con le Giornate Nazionali. Ad ottobre, a Roma, un convegno nazionale ospitato alla Sala Spadolini del MIC vedrà la partecipazione delle istituzioni nazionali; il giorno successivo un seminario di studi , a Castel Sant’Angelo, opererà una sintesi del lavoro svolto dalla sezioni per progettare azioni future condivise.

Il nostro sodalizio è stato il primo in Italia e tra i primi in Europa ad occuparsi dello studio, della salvaguardia e del riuso delle architetture fortificate: continua ancora nella sua missione originaria, con particolare attenzione alle giovani generazioni.

La nostra onlus è presente in 19 regioni italiane che tutto l’anno danno vita ad un fitto calendario di appuntamenti culturali destinato ai soci ed ai non soci: convegni scientifici e di aggiornamento professionale, conversazioni, viaggi di studio, mostre, presentazione di libri e pubblicazioni, corsi e approfondimenti sulle architetture fortificate. Contribuire alla vita associativa del nostro istituto si traduce in maggior tutela per il nostro patrimonio culturale, spesso trascurato.’

 

I castelli italiani sono un tesoro composto di storia, di geografie sociali, di gesta di donne e uomini che nei secoli hanno animato, popolato e guidato territori, economie, grazie alla cultura del saper fare italiano. Salvaguardare i castelli non è solo materia di architettura, restauro, filologia ed alto artigianato ma un coacervo di azioni che riportano in luce siti spesso dimenticati ma legati indissolubilmente a città e borghi, vallate e belvederi. Un progetto adeguato di valorizzazione del patrimonio castellano consentirà alle generazioni future di ritrovare i segni tangibili della storia. Inoltre, il turismo castellano sarebbe capace di muovere grandi interessi e di risvegliare anche le aree più interne delle nostre regioni rivalutando l’economia e le risorse locali

 

Il nostro impegno nello studio, nel censimento e nella salvaguardia di forti, torri, bastioni e cinte murarie, di piccoli e grandi castelli in ogni stato di conservazione si protende soprattutto verso i giovani. Ne sono testimonianza le tante iniziative dell'Istituto per facilitare la loro partecipazione attiva, a cominciare dalla fondazione delle locali sezioni 'Giovani' in tutte le regioni italiane; i concorsi fotografici per le scuole secondarie; i premi di laurea che da oltre 20 edizioni confermano una borsa di studio in denaro e la pubblicazione dell’elaborato, primo passo importante per una futura attività di ricerca scientifica. 

 

Le Giornate Nazionali dei Castelli che quest’anno sono giunte alla XXV edizione, sono sicuramente uno strumento indispensabile e di grandissima potenzialità per la crescita dell’associazione. Lo stesso dicasi per le attività scientifiche, per le varie pubblicazioni, tra cui le riviste Castellum e Cronache Castellane, la collana editoriale Castella.’ conclude la Presidente Stagno d’Alcontres.

 

L’Abruzzo, una delle regioni più ricche di architetture fortificate d’Italia celebra ancora Vasto con una passeggiata guidata alle mura cittadine.

 

La Basilicata apre alle visite guidate sia sabato 11 che domenica 12 maggio il castello Tramontano (Matera). Di stile aragonese e inerpicato sulla collina di Lapilli che sovrasta la città, sarà anche sede di un convegno aperto al pubblico. Rimasto incompiuto per una congiura popolare ai danni del feudatario da cui prese il nome, il castello è oggetto di restauro con i proventi del Gioco del Lotto dal 2008.

 

La Calabria celebra Vibo Valentia, il cui castello si presenta restaurato. 

Il castello sorge dove probabilmente un tempo vi era posta l’Acropoli della Città di Hipponion ed edificato a metà dell’anno Mille da Ruggero il Normanno. Per la sua costruzione furono utilizzati in prevalenza materiali dei vicini templi greci. Rifatto nel periodo Svevo da Matteo Marcofaba e successivamente ampliato da Carlo d’Angiò nel 1289, il castello venne rafforzato dagli Aragonesi. Il secondo piano fu abbattuto per i danni del terremoto del 1783 e attualmente, presenta torri cilindriche, una torre speronata e una porta con arcata di epoca angioina. Oggi, questo antico castello ospita il Museo di Archeologia di Vibo Valentia.

 

Il Cilento (Salerno) è protagonista delle Giornate di maggio: il castello marchesale di Camerota è stato prescelto in Campania dai locali soci dell’Istituto. 

Questo maniero è uno degli edifici storici più importanti di Camerota (il paese ha anche una frazione marina dove vi è un altro castello). In origine una fortificazione, domina il centro storico di Camerota, un borgo medievale con edifici storici adibiti a funzioni culturali come il Museo della Civiltà Contadina e dell’Artigianato, la Cappella di Piedigrotta e l‘anfiteatro Kamaraton, costruito esclusivamente con fossili in selice.

Il castello è stato costruito nel periodo normanno, tra l’XI e il XII secolo. L’armata turca distrusse il castello nel 1552, ma quello stesso anno fu ricostruito dal marchese Don Placido de Sangro. Tale operazione, però, modificò le caratteristiche originarie della costruzione. Il castello ha subito varie modifiche e attraversato varie fasi, nel 1994 il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali (oggi MIC), lo ha dichiarato “bene di interesse culturale”. Nel 2012 sono iniziati i lavori di consolidamento della struttura cascante in alcuni punti.

 

In Emilia Romagna aperto alle visite e alle attività delle Giornate il borgo fortificato di Terra del Sole: una città-fortezza medicea oggi parte integrante del comune di Castrocaro Terme e Terra del Sole, situata a meno di 10 km da Forlì.

 

In Friuli Venezia Giulia protagonista sabato 11 maggio la Casaforte Nussi Deciani Zamò a Case di Manzano (Udine), un complesso del XV-XVI secolo realizzato su preesistenze e circondato da un muro di cinta.

La casaforte è composta da edifici rustici posti al margine del cortile, tra i quali un palazzo a pianta rettangolare posto a nord-est con all’interno decorazioni in cotto riconducibili al XV secolo. In epoca medievale venne aggiunta una torre d’avvistamento.

Le vicende storiche e il restauro, curato tra il 1999 e il 2008 dall’architetto Toni Cester Toso, storica socia della sezione regionale dell’Istituto Italiano Castelli onlus, saranno l’occasione per ricordare la cura e l’attenzione rivolta alle architetture fortificate da parte di alcuni soci della sezione nel corso dei 60 anni dalla fondazione dell’Istituto.  


 

I soci dell’Istituto Italiano Castelli Liguria offrono una visita guidata sostenibile con trasporto collettivo a due borghi liguri: la mattina a Finale ed il pomeriggio a Noli. Le visite si svolgeranno a piedi ed in caso di maltempo l’evento viene rinviato a data da destinarsi.

 

Finale, la cui prima testimonianza scritta risale al 916, è sulla costa della Riviera Ligure di Ponente fra i promontori di Caprazoppa a ovest, e di Capo Noli a est. L'abitato è attraversato da tre torrenti: il Pora, lo Sciusa e l'Aquila.

La struttura urbanistica di Finale Ligure si articola in tre nuclei principali, fino al 1927 comuni distinti: Finalmarina, la zona di più recente urbanizzazione grazie al turismo, Finalpia sita sulla costa che conserva la struttura originaria della città e Finalborgo, il capoluogo dello storico Marchesato del Finale circondato dalle antiche mura quattrocentesche e sovrastato dai castelli Govone e San Giovanni.

Chiuso tra mura medievali ancora ben conservate, intervallate da torri semicircolari e interrotte solo in corrispondenza delle porte, il Borgo di Finale Ligure offre subito al visitatore una sensazione di protezione e raccoglimento. 

Noli  è situato in un’insenatura chiusa a est dall’Isola di Bergeggi e a sud-ovest dal capo dallo stesso nome alla foce del torrente Luminella.

Questa località è un centro rinomato per il suo suggestivo antico borgo marinaro, con strette viuzze, i tipici caruggi. Quello nolese è rimasto uno dei pochi borghi costieri ad avere ancora oggi pescatori locali che ogni notte escono in mare con le loro piccole barche a motore e tornano la mattina con il pescato freschissimo. Oggi Noli è un’importante stazione balneare della Riviera di Ponente, con bellissime spiagge con sabbia bianca. Inoltre, il mare di Noli è particolarmente adatto per le immersioni. I fondali, che superano i 35 metri di profondità sono ricchi di pesci, cavallucci marini, calamari, rane pescatrici e piccole aragoste. La limpidezza dell’acqua permette anche riprese subacquee.


In Lombardia visite e programmi vertono sul centralissimo Castello Sforzesco (Milano). Sabato 11 maggio l’Istituto offrirà un incontro di studio aperto al pubblico (Il Castello Sforzesco e Milano) e domenica 12 maggio tre turni di visite guidate gratuite. 

Nel 1991, per l’ottimo riutilizzo e l’accurata manutenzione, l’Istituto Italiano dei Castelli ha conferito al Castello Sforzesco la targa di segnalazione. A partire dalla fondazione dell’Istituto, molte sono state le attività di studio, ricerca e divulgazione scientifica proposte dalla Sezione Lombardia sul castello e nel castello stesso, le Giornate Nazionali dei Castelli che coincidono con la celebrazione del sessantesimo anno di attività della Onlus sono dunque l’occasione per ricordare questo importante connubio e gli studiosi che lo hanno promosso nel tempo.

Un tranquillo asilo di arte e di memorie cittadine così l’architetto Luca Beltrami nel 1912 chiudeva il resoconto dei decennali lavori che avevano trasformato il Castello Sforzesco, l’invisa fortezza, in un luogo privilegiato, sede delle raccolte museali e delle biblioteche specialistiche di Milano.  

La fisionomia dell’imponente edificio era stata rispettata nei volumi dei sotterranei e degli ambienti come degli spazi aperti; il restauro aveva accentuato i caratteri castellani con la ricostruzione degli spalti e, sulla fronte principale, l’innalzamento di una torre a memoria di quella eretta dall’architetto principe della prima età degli Sforza, Antonio Averulino detto il Filarete. 

Le fasi salienti della storia del Castello Sforzesco sono individuabili nella fondazione di età Viscontea, a cavallo della cinta muraria medioevale, nella celebre dimora rinascimentale che accolse le sperimentazioni pittoriche di Leonardo da Vinci e nella fortezza dei regnanti spagnoli e austriaci. 

Non più periferico, ma inglobato ormai in una metropoli, in questi anni il Castello Sforzesco è al centro di flussi di visitatori, di addetti ai lavori, di studiosi; è tuttora oggetto di nuove indagini dedicate alla struttura architettonica, unica e straordinaria testimonianza emergente nella città di Milano.  

 

I soci volontari della sezione Marche dell’Istituto Italiano Castelli rendono protagonista sia sabato 11 che domenica 12 maggio un altro borgo straordinario, quello di Sassocorvaro (PU) con la sua ben conservata rocca

In occasione delle Giornate, la rocca sarà ad ingresso gratuito per i partecipanti alle Giornate e in entrambi i giorni è possibile anticipare e posticipare gli orari di visita.

Realizzata da Francesco di Giorgio Martini intorno al 1475 per volontà del Duca Federico di Montefeltro, la Rocca di Sassocorvaro è un tassello importante dell’imponente sistema difensivo a protezione di Urbino, capitale del Montefeltro, tanto da essere considerata “una delle opere più straordinarie e fondamentali del Rinascimento”. Siamo nel così detto “Periodo di transizione”, in cui si passa dall’arma bianca all’arma da fuoco, la bombarda, la “Diabolica invenzione”. I castelli medievali, ormai obsoleti e inadatti a resistere alla forza d’urto delle nuove armi, vengono un po’ alla volta soppiantati da rocche e fortificazioni, costruite per reggere più efficacemente l’impatto delle armi da fuoco.

La Rocca di Sassocorvaro è ben altro dallo straordinario maniero di guerra. Sassocorvaro apparteneva (dal 1474) al conte Ottaviano Ubaldini, fratello di Federico, suo “Alter ego” “colui che el stato quasi sempre governava”, uomo di straordinaria cultura e sapienza, amico delle Muse, principe italiano dell’astrologia e grande esperto di alchimia e di esoterismo. Ottaviano ha voluto che l’edificio fosse rappresentativo di quella sintesi (diarchia) che andava realizzando al fianco di Federico nella conduzione del ducato. Questa volontà emerge già dalla scelta della pianta della Rocca che ha la forma di tartaruga e rappresenta, con il guscio, l’impenetrabilità, come voleva Federico, ma con l’interno del guscio stesso, con  l’animale vivo, esalta l’uomo pensante. Si vuole intendere cioè che l’edificio va visto come luogo dove esercitare il pensiero, dove acquisire “virtude e conoscenza”. La costruzione è una specie di “Libro di pietra” che racconta, attraverso simboli, il messaggio lasciatoci da Ottaviano, come si percepisce chiaramente osservando le forme e gli spazi molto particolari, lontani dalle tipologie delle strutture militari e molto più vicine a quelle di un palazzo e, perché no, di un “convento”. Pertanto la Rocca va vista come “Arx e Domus, elementi eterogenei fusi in una sola costruzione governata da una superiore armonia”. Il grande merito di F. di Giorgio Martini è quello di aver saputo fondere le richieste di Federico e quelle di Ottaviano, così diverse, opposte e complementari tra loro  realizzando un complesso caratterizzato da una “armonia superiore”, che non ha uguali, “unico nel suo genere”.

Nel corso della seconda guerra mondiale, la Rocca di Sassocorvaro è stata scelta dal soprintendente Pasquale Rotondi come “arca dell’arte” ovvero rifugio di una parte significativa del patrimonio artistico italiano (circa 10.000 pezzi), per “la più grande concentrazione di opere d’arte mai realizzata in Italia in tempo di guerra” oggetto della mostra tenutasi alle scuderie del Quirinale nel 2023.

 

In Piemonte sia sabato 11 che domenica 12 maggio è aperto alle visite guidate il castello di Volpiano di proprietà privata, la cui prima pietra risale al XIV secolo. Sorge su una formazione collinare di forma allungata ai confini della Riserva naturale della Vauda e domina il sottostante abitato. Le attività si svolgeranno anche in caso di maltempo. Oltre al sopralluogo ai resti del castello, sono previste conferenze illustrative e visite ad altri siti di interesse storico-culturale del territorio.

 

Il complesso ebbe un ruolo strategico di rilievo fino all’inizio del Seicento, quando entrò a far parte dei possedimenti sabaudi: fu, infatti, protagonista delle vicende militari della prima metà del XVI secolo in quanto presidio imperiale alle porte di Torino, all’epoca sottoposta al dominio francese.

Le prime testimonianze risalgono al 1014, anno in cui il luogo, descritto «cum castello et capella», era dipendenza dell’abbazia di San Benigno di Fruttuaria. Non sono, però, pervenute evidenze materiali riferibili a tale fase. La cronaca trecentesca del notaio novarese Pietro Azario, riferendo l’episodio della conquista del castello da parte delle truppe di Giovanni II di Monferrato verso il 1340, lo descrive composto da «un muro altissimo e merlato […] sovrastato da un’eccelsa torre nella quale abitava in permanenza un custode». Il passaggio sotto il controllo marchionale fu seguito da interventi di potenziamento: la superficie difesa venne ampliata con l’aggiunta di un nuovo muro e al suo interno fu costruito un palazzo.

In assenza di dati per il XV secolo, determinante è una carta del borgo realizzata da un anonimo ingegnere nell’imminenza dell’assedio del 1555, culminato con la presa e la parziale distruzione del castello per opera dell’esercito francese. Essa, che trova puntuali riscontri nei ruderi odierni, rappresenta una fortificazione già aggiornata “alla moderna”, estesa su più livelli in direzione sud-est nord-ovest. Il forte presenta una forma a punta di freccia rivolta verso il borgo; il fronte ovest è costituito da una cortina con paramento murario in laterizio, protetta da torri cilindriche verso sud e da un bastione a nord; i lati meridionale e settentrionale risultano entrambi bastionati. Nel livello intermedio è indicato un nucleo murato di forma ottagonale: probabilmente si tratta del castello bassomedievale, declinato nel tempo per assolvere a funzioni prioritariamente residenziali. In alzato non si è conservato alcunché, ma è ancora leggibile il terrazzamento sistemato a prato. Il terzo livello, a ovest, era separato da una tagliata dal resto del forte, e lo proteggeva grazie a un ampio baluardo rivolto verso la Vauda. 

I resti della fortezza giunte sino a noi comprendono il fronte bastionato del livello inferiore verso il borgo; in particolare, nell’area sud-orientale, in corrispondenza di un varco forse corrispondente all’accesso principale, sopravvivono i resti della torre cilindrica sud, con tratti di cortina, e del bastione nord. 

Il castello, nel XV secolo, costituiva il fulcro di un articolato sistema difensivo, che comprendeva un ricetto, esteso all’area pianeggiate a ridosso del rilievo su cui il castello stesso sorgeva, e una più ampia cinta muraria, sopravvissuta sino al principio del XIX secolo, che proteggeva l’intero borgo.

 

In Puglia i soci volontari dell’Istituto Italiano Castelli hanno realizzato un itinerario inedito sul Castello Alfonsino detto anche ‘Forte a Mare’ di Brindisi. Di epoca aragonese, sorge sull’isola di Sant’Andrea e la sua costruzione si inserisce nel programma di fortificazione della costa orientale del Regno di Napoli, attuato dagli Aragonesi dopo la caduta di Costantinopoli per opera di Maometto II (1453). La fortezza con andamento mistilineo verso il mare aperto e rettilineo verso la rimanente parte dell’isola si sviluppa su tre livelli principali, tutti caratterizzati da un grande ambiente a pianta rettangolare. L’isola di S. Andrea si presenta come un avamposto naturale ubicato a settentrione dell’imboccatura esterna della rada di Brindisi, naturalmente disposta ad assolvere funzioni di difesa del porto. Si ritiene valida l’ipotesi di un antico insediamento di monaci basiliani sull’isola, già denominata Barra e Pharos e, successivamente, di Sant’Andrea, dal nome dell’abbazia fondata da costoro intorno al VI secolo d.C. Nel 1779 il forte veniva attaccato dall’artiglieria francese e nell’ottocento era rimaneggiato e ripreso nelle parti distrutte e adattato alle nuove fortificazioni militari, divenendo proprietà del Demanio Militare della Marina di Brindisi. Attualmente è stato effettuato un restauro da parte della Soprintendenza ai Beni Artistici, Ambientali, Architettonici e Storici della Puglia.

 

In Sicilia protagonista sabato 11 maggio dalle 9 alle 20 il castello di Taormina o del Monte Tauro, la cui prima pietra risale al X secolo. Chiuso per circa trent’anni, nel recente passato è stato oggetto di un accurato e indispensabile intervento di restauro e adeguamento funzionale realizzato dalla Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Messina che, insieme ai lavori di messa in sicurezza della scalinata d’accesso, della parete rocciosa limitrofa e della realizzazione dell’illuminazione dell’area, ne hanno consentito la riapertura e la libera fruizione, anche notturna, come polo culturale.

 

Ubicato in posizione preminente rispetto alla sottostante città di Taormina, sin dalla sua origine ha rappresentato un punto di guardia e di controllo del passo tra la valle del fiume Alcantara e il mare Jonio. 

In sinergia con il sovrastante Castello di Mola e le fortificazioni urbane di Taormina, delle quali oggi rimangono Porta Messina sul lato nord, Porta Catania sul lato sud e la intermedia, ricostruita, Torre dell’Orologio, la fortezza ha risposto, nel corso della storia, alle esigenze di difesa degli abitanti insediati.

Da esso si gode un panorama mozzafiato a 360°. A nord lo Stretto di Messina, a sud la valle del fiume Alcantara e le pendici dell'Etna, sullo sfondo la città di Catania, e ancora, a ovest i monti Peloritani. 

La bellezza ed il mistero che il Castello di Taormina promana non passano inosservati a chi lo ammira e ciò che più colpisce è l’equilibrio tra l’ambiente naturale e quello antropizzato dall’uomo nei secoli. In un caleidoscopio di paesaggi unici come pochi al mondo.

Il complesso monumentale sorge sul Monte Tauro a 396 m. s.l.m., dov’era l’acropoli greca. Fondato dagli Arabi nel 902 e per questo detto “saraceno”, faceva parte del sistema di fortificazioni costruite in tutta la Sicilia in punti naturalmente strategici. Al castello si accede attraverso una scalinata intagliata nella roccia, che partendo dalla suggestiva chiesetta della Madonna della Rocca si inerpica fino a raggiungere la porta, a sua volta preceduta da un avancorpo scoperto e presidiato da camminamenti di ronda, ha forma trapezoidale con un imponente mastio. Sul lato sud si erge, su un’alta scarpata, una torre con la garitta per la sentinella e la campana d’allarme.

 

In Sardegna saranno protagonisti i forti dell’Arcipelago di La Maddalena, con visite guidate a cura degli studenti del Convitto Nazionale di Cagliari che svolgono ormai da molti anni con i volontari della sezione locale dell’Istituto Italiano Castelli e con la collaborazione dell’Università degli Studi di Cagliari un interessante percorso di alternanza ‘scuola-lavoro’.

 

In Toscana protagonista Firenze (il 17 maggio) con un convegno sulla memoria di Gazzola e sul restauro dei castelli con interventi di Nicoletta Maioli (Presidente IIC Toscana), Domenico Taddei (IIC) e Maurizio de Vita, architetti e docenti universitari.

 

In Trentino Alto Adige protagonista sabato 11 maggio il Forte Belvedere che ora è un monumento alla pace e alla condanna delle atrocità della guerra, visitato da oltre 28.000 persone all’anno.

Werk Gschwent di Lavarone, oggi meglio noto come Forte Belvedere, è l’unica struttura ben conservata e visitabile delle sette fortezze costruite dagli austriaci all’inizio del XX secolo per fronteggiare una possibile invasione italiana (verso Trento). Oggi è una testimonianza unica in quanto sede museale delle vicende della guerra sugli altipiani e alla Prima Guerra Mondiale in generale.

Il forte viene costruito a partire dal 1908 in località Gschwent su uno sperone di roccia calcarea (di quota 1177) a strapiombo sulla Val d'Astico, con funzioni di cerniera tra i forti della zona di Vezzena (Luserna, Verle e Cima Vezzena) e di Folgaria (Cherle, Sommo Alto, Dosso delle Somme).

Nel secondo dopoguerra il forte diventa proprietà della Regione Trentino-Alto Adige finché, nel 1966, viene acquistato da privati (la famiglia Osele di Lavarone) che, sgombrate le macerie, ricostruite in cemento le forme delle cupole originali, ripristinata l'illuminazione interna, lo rendono visitabile. 

Grazie a questo provvidenziale intervento, il forte si trasforma in "museo di sé stesso" e riesce a conservarsi fino al 1996, quando viene acquistato dal Comune di Lavarone che procede al restauro conservativo in collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento e alla valorizzazione del sito, trasformando la struttura in organico museo dedicato al forte, ma anche ai principali eventi e ripercussioni del primo conflitto mondiale in scala locale e internazionale.

 

L’Umbria apre sia alle visite guidate che a una conversazione aperta al pubblico sabato 11 maggio il castello ed il borgo fortificato di Antria nel comune di Magione (PG) sorto sulla sommità di un colle sui resti di un antico pagus romano che rivestì un ruolo importante nella rete viaria alto-medievale, per la sua posizione strategica. La necessità di difendere il transito e i commerci comportò la fortificazione dell’insediamento che , citato per la prima volta nel 1185 in un documento che ne attribuiva la proprietà alla canonica perugina di San Lorenzo, nel 1258 viene indicato come castrum dotato di una robusta cinta muraria.

L’economia dell’area, grazie alla presenza di corsi d’acqua, era prevalentemente agricola, ma non mancavano attività artigianali tra le quali emergevano la coltivazione di piante tintorie e la produzione di laterizi. Il coinvolgimento del castello in svariate vicende belliche provocò distruzioni e rifacimenti: tra il  1260 e il 1364 fu gravemente danneggiato dalle continue incursioni di fuoriusciti perugini e di soldati mercenari fra cui l’arrivo nel territorio perugino della compagnia di ventura inglese di Giovanni Acuto (John Hawkwood)-,
Nel 1426 si arrese a Braccio Fortebracci da Montone che proprio nel castello ricevette gli ambasciatori perugini Sacco Saccucci, Andrea di Guidarello, Andrea Guidoni e Cianello d’Alfano Alfani.
L’odierna Antria si presenta come un luogo suggestivo dalla forte connotazione medievale a cominciare dalla porta principale che rivela la presenza in passato del ponte levatoio, per proseguire con la cinta muraria in gran parte in buono stato di conservazione caratterizzata da solide torri perimetrali; al suo interno le case, strette le une alle altre, si affacciano su vicoletti, alcuni voltati, che afferiscono a due piazzette con al centro i relativi pozzi. Fuori dagli itinerari turistici, il borgo nel quotidiano è un luogo del silenzio, ma si anima in due precisi momenti dell’anno attorno all’accensione del forno medievale di comunità che chiama a raccolta gli abitanti rimasti dentro e fuori le mura. Il forno, che ha sede nella quattrocentesca Confraternita di San Rocco e Sant’Antonio Abate, nei giorni immediatamente precedenti la Pasqua vede  perpetuarsi una tradizione che ha un vago sapore di ritualità:  le donne portano a cuocere la torta di Pasqua, il tipico pane pasquale umbro,  che verrà benedetta il Sabato Santo e portata in tavola per la prima colazione la Domenica mattina insieme ad altri cibi benedetti. Il forno si riaccende per la festosa sagra estiva dell’Oca, simbolo della  riscoperta dei tradizionali valori contadini, che richiama locali e turisti a far rivivere, anche se per pochi giorni, questo caratteristico ed unico borgo medievale. 

 

In Veneto viene proposta la riscoperta di Verona e della splendida città murata di Montagnana (PD), insignita della bandiera arancione e tra i borghi più belli d’Italia, con uno speciale convegno e visite guidate sia sabato 11 che domenica 12 maggio. 

I volontari della sezione Veneto dell’Istituto Italiano Castelli invitano il pubblico di esperti ed appassionati ad una due giorni di incontri a Verona. Con le istituzioni della città e la Fondazione Piero Gazzola, il convegno presenta due recenti pubblicazione sull’opera di Piero Gazzola con una riflessione sulle opere di restauro di architetture militari realizzate nel corso del tempo a Verona. 

A Verona le visite guidate si estendono, in collaborazione con le associazioni veronesi, alla riscoperta delle mura urbane e dei forti della città, per ricordare che la città è protetta dall’Unesco per il patrimonio fortificato stratificato nei secoli a partire dall’età romana, proseguita nei periodi degli Scaligeri e dei Visconti, poi rafforzato ed ampliato dalla Repubblica di Venezia e dall’Impero Asburgico. Oltre a Montagnana, una delle meglio conservate città murate d’Italia e d’Europa, sarà nuovamente visitato Forte Monte Tesoro, uno dei più importanti forti corazzati italiani realizzati nei primi decenni del ‘900. Le visite guidate al forte si estenderanno anche oltre le giornate dell’ 11-12 maggio 2024. I soci volontari della onlus organizzatrice delle Giornate aprirono le prime visite a questa architettura - con enorme successo di pubblico - nelle Giornate di qualche edizione fa, non appena questa architettura fu riaperta al pubblico: il Forte è stato infatti recentemente restaurato - la sua seconda vita offre alla cittadinanza ed i visitatori una nuova funzione culturale e turistica.

 

Fine comunicato stampa

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Giornate Nazionali dei Castelli, XXV edizione, sabato 11 e domenica 12 maggio 2024

visite guidate gratuite o a pagamento, conversazioni, convegni e conferenze, formazione professionale, premio di laurea, mostre e presentazioni, presentazioni di libri, trekking e altre attività di visita, corteo auto storiche, passeggiate patrimoniali

 

Organizzatore: Istituto Italiano Castelli Onlus (IIC), 

1964-2024: 60 anni di passione per la storia ed il futuro dei castelli italiani

 

Regioni coinvolte: 19

hashtag: #giornatenazionalideicastelli2024

Sito web (nuova release): http://www.istitutoitalianocastelli.it

FB: https://www.facebook.com/IstitutoItalianodeiCastelli/

IG: https://www.instagram.com/istituto_italiano_dei_castelli/