Elettronica fino a tarda notte con la Biennale Musica a Venezia

dal 29 settembre all'8 ottobre il calendario è dedicato alla fusione musicale tra Est ed Ovest

sezione: blog

25-09-2017
categorie: teatro, performance,

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Elettronica fino a tarda notte con la Biennale Musica a Venezia

dal 29 settembre all'8 ottobre il calendario è dedicato alla fusione musicale tra Est ed Ovest

 

Ritorna la Biennale Musica e - dopo il fortunato esperimento dell’anno scorso - anche Aperto 23, una sezione ‘notturna’ dedicata gli ascolti super contemporanei che spazia dall’elettronica di stampo house-noise-techno a sperimentazioni attorno al jazz.

 

Ovviamente a Venezia, ovviamente in teatri e palazzi (dal grande Teatro alle Tese alla fine dell’Arsenale alla sede della Biennale, Ca’ Giustinian, a pochi passi da San Marco e dall’Harrys Bar), in un lungo calendario dal 29 settembre all’8 ottobre dove sono diverse le forme di abbonamento (si può seguire tutto il calendario, o solo Aperto 23 che costa 60 euro per tutte le date, oppure solo il focus con violoncello, etc).

 

Aperto 23 quest’anno è elettronica e non solo! La micro-rassegna dedicata soprattutto ai più giovani e ai curiosi di nuovi generi si sviluppa in 4 appuntamenti a tarda sera (alle 23). Aprono i dj e produttori di Manchester Demdike Stare (29 settembre, Teatro alle Tese: sono Miles Whittaker & Sean Candy); il rock sincretico della band “ecowave” JoyCut (5 ottobre, Teatro alle Tese), per l’impegno in campagne di sensibilizzazione nei confronti dell’ambiente. Per questi due concerti, una navetta (gratuita) porterà i visitatori direttamente da fuori al teatro alle principali fermate (Zattere, Ferrovia, Piazzale Roma).

 

Se non conoscete Musica Nuda prenotate sin da subito la data del 4 ottobre (Sala delle Colonne, Ca’ Giustinian): il contrabbassista Ferruccio Spinetti, ex Avion Travel, e la straordinaria vocalist jazz Petra Magoni porteranno un nuovo spettacolo ispirato ai temi del viaggio e degli scritti di Fosco Maraini; infine il nuovo quartetto del mitico Enrico Rava, ispirato a un progetto realizzato nell’autunno scorso in Giappone (8 ottobre, Sala delle Colonne).

 

 

Veniamo al calendario più ‘classico’ di Biennale musica: il direttore Ivan Fedele ha approfondito l’Oriente sia con compositori contemporanei e viventi che provengono da quei paesi sia con opere di compositori che hanno lavorato sulla mistica di quelle culture (infatti ad aprire il festival quest’anno è un’opera di Karlheinz Stockhausen datata 1973 e suonata dall’Orchestra di Padova: Inori).

 

Qui di seguito vi presentiamo una nostra shortlist tra la più ampia proposta in cartellone: non mancate di controllare tutte le date!

 

Molti gli autori cinesi e giapponesi di classica contemporanea (tutti nati attorno agli anni 60 e dopo) sono a Venezia con opere (e con premi): il cinese Guo Wenjing, i giapponesi Malika Kishino (1971) e Dai Fujikura (1977) quest’ultimo premiato con il Leone d’Argento 2017 (molto giovane, risiede a Londra e nella sua carriera ha lavorato con Pierre Boulez, Gustavo Dudamel, Peter Eötvös).

 

Il Leone d’Oro va invece al cinese-statunitense Tan Dun (il compositore tiene una conferenza il 30 a Ca’ Giustinian aperta al pubblico e gratuita mentre il suo concerto sarà la stessa sera alle Tese con tre prime esecuzioni italiane eseguite dall’Orchestra Sinfonica della RAI).  Nel programma: Passacaglia: Secret of Wind and Birds (2015, 12’), Percussion Concerto: e Tears of Nature (2012, 27’), Concerto for Orchestra (da Marco Polo 2012, 28’). 

In particolare la prima composizione è straordinaria. E’ stata commissionata dalla Canergie Hall per la National Youth Orchestra of the United States, si ispira al vecchio e al nuovo al naturale e all’artificiale (potete ascoltarla… su Youtube!!). Si ispira a Leonardo da Vinci e al desiderio, mai sopito, dell’uomo di comprendere i segreti della natura e si ispira a metodi compositivi sia tradizionalmente occidentali che orientali includendo, addirittura, canti di uccelli suonati da smartphone e molti altri suoni ‘organici’ o prodotti percuotendo oggetti che sono parte effettiva delle partiture di questo straordinario compositore. Dalla carta, alla ceramica suonate fino ad altre sorprese….

 

Unsuk Chin e Isang Yun, fra i primi a esplorare sotto il profilo filosofico ed estetico tradizione orientale, taoismo cinese e avanguardia occidentale, sono suonati da Tonino Battista (1 ottobre, Teatro alle Tese) mentre buddismo zen e interpretazione simbolica della natura si ritrovano nella musica  di Toshio Hosokawa, a cui il Festival dedica un ritratto che copre un arco di oltre vent’anni con il Takefu Ensemble (7 ottobre, Teatro Piccolo Arsenale): suono e silenzio rivestono eguale importanza nel suo comporre, afferma Ivan Fedele.

 

Le culture extra europee hanno contribuito ad allargare l’instrumentarium del percussionista che per Ivan Federe è quello del momento: Thierry Miroglio, che offre un altro spaccato tra oriente e occidente. Con il giapponese Ichiro Nodaira (1953), i cinesi Shuya Xu (1961) e Zhang Xiaofu (1954), quest’ultimo considerato il più importante compositore di musica elettronica in patria, cui si aggiunge il cileno José Miguel Fernández (1973), impegnato anche nel live electronics del concerto (2 ottobre, Teatro alle Tese).

 

Michele Marco Rossi, Séverine Ballon e Arne Deforce (3 ottobre, Sala delle Colonne) sono i protagonisti di un focus sul violoncello, un altro strumento diversamente declinato dalla sperimentazione con l’elettronica: i programmi dei tre solisti – che presentano 8 prime italiane e 2 assolute con Rebecca Saunders, Chaya Czernowin, Liza Lim, Iannis Xenakis, Sofia Avramidou, Arturo Fuentes, Raphael Cendo, Franck Bedrossian, Richard Barrett, Thierry Blondeau, Gabriele Cosmi (che abbiamo intervistato alla sua prima Biennale Musica), Lucia Ronchetti.